Ignorare sé stessi, altera la realtà

Mi capita spesso di riflettere su quale sia il mio ruolo nella società.

Quante dovrebbero essere le battaglie per le quali metterei a repentaglio la mia tranquillità mirando ad un cambiamento drastico? Fino a che punto sarei disposta a spingermi, abbandonando la cosiddetta comfort zone invece di restare inerme ad osservare l’inevitabile, in attesa di un mutamento esterno senza un vero coinvolgimento personale?

Allo scopo di dare le risposte che la mia coscienza esigeva insistentemente ormai da tempo, ho provato ad usare la tecnica dello specchio riflessivo, ovvero, osservarsi dal di fuori per scoprire un punto di vista alternativo. Solitamente, ciò che emerge, guardando sé stessi da un’altra prospettiva è alquanto deludente. Grazie a questo metodo, ho appreso di provare felicità nel pensare  di poter aiutare il prossimo, di ammirare persone di animo puro, nonostante la società contaminata, di voler salvare la natura nel mio piccolo e paradossalmente, comprendere a tal punto la politica da poterla escludere definitivamente dalla mia vita, poiché deleteria e contradditoria.

D’altra parte invece, sono aumentati il disgusto e l’immensa tristezza per le atrocità, le ingiustizie e la povertà. Conclusione? Tutto si riduce al solo pensiero o ad un monologo interiore e i minuscoli traguardi quotidiani che vorrei raggiungere per avviare un miglioramento, finiscono per diventare montagne insormontabili.

Giustifico la mia passività, come immagino facciano tutti, con la scusa di essere al centro di un tornado in grado di distruggere tutto ciò che ostacola il suo corso e di fare parte di un insieme fuori dal mio controllo, al quale oppormi sarebbe rischioso, talvolta impossibile. Senza un briciolo di fiducia, acconsento di farmi trasportare verso l’ignoto, consapevole di non poter sopravvivere, tuttavia, mi aggrappo alla speranza di un “magari”. In questo modo, il cambiamento non avviene, perché la convinzione di confrontarsi con un  “nemico”  esterno, automaticamente, riversa la responsabilità della propria immobilità su altro e la coscienza non viene toccata, tanto meno risvegliata. Dentro di noi, sappiamo di aver partecipato, a volte, indirettamente a questo lento degrado, però ammetterlo anche soltanto sottovoce, sarebbe troppo doloroso. 

” Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo” (Gandhi)

Un altro fattore distruttivo per l’integrità mentale, per l’accettazione di noi stessi e con effetto domino per l’accettazione del prossimo, è la nostra opinione in merito al diverso, a partire da un punto di vista, un modo di vivere, di essere o apparire dissimile al nostro.

Nonostante sia consapevole del fatto che ci viene totalmente naturale ed istintivo giudicare, non condivido il nostro perenne desiderio di esprimere a tutti i costi un parere, un pensiero o addirittura un pregiudizio, anche quando non richiesto. Siamo convinti di averne diritto, giustificando la nostra arroganza con la semplice affermazione di vivere in un paese democratico, come se tutto fosse lecito. Credo fermamente che la democrazia sia un bene nella sua complessità, ma questo non dovrebbe autorizzarci a giudicare una situazione della quale ignoriamo la matrice dei fatti. Alcuni psicologi sostengono che quest’incontrollabile necessità di esprimere pareri o pensieri, è quasi sempre collegata ad un disperato tentativo inconscio di cercare conferme e approvazioni dall’esterno, per poter mantenere la nostra autostima ad un livello accettabile. Quando le conferme vengono a mancare, l’autostima si trasforma in polvere. La soluzione migliore sarebbe tenere uno specchio rivolto verso di noi e accettarci come esseri umani fallibili, dotati di emozioni e decisamente lontani dalla perfezione. Tutto ciò che giudichiamo sbagliato o giusto, dal momento in cui siamo in grado di riconoscerlo, significa che abbiamo già passato situazioni analoghe, ma per evitare di giudicare noi stessi, preferiamo concentrarci sugli altri. Dovremmo cercare di fare più introspezione, di essere più comprensivi e soprattutto non sprecare tempo per vedere come gli altri agiscono, ma concentrarci di risolvere i propri fardelli, anche a costo di metterci tutta la vita.

Allora e soltanto in quel caso, avverrebbe un cambiamento in noi, di conseguenza nel mondo. 

Capatina Natalia

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