
La novella di Luigi Pirandello, inizia con il giudice D’Andrea immerso nei suoi pensieri riguardante una pratica ferma sulla scrivania ormai da una settimana per un caso alquanto bizzarro. Nonostante vantasse una certa bravura nel proprio lavoro e si ritenesse un uomo miticoloso e preciso, questa situazione lo lasciava a dir poco, perplesso.
Il Signor Chiarchiaro vide un giorno due ragazzi fare un gesto inappropriato e osceno nei suoi confronti con l’ovvia intenzione di proteggersi dalla fama da iettatore che la gente gli attribuiva. Lui, offeso e stanco ormai, decise di sporgere denuncia. Considerando che tutto il paese riteneva l’uomo in questione “il portatore di sfortuna”, il giudice era convinto che se avesse preso troppo sul serio il caso, avrebbe peggiorato la sua situazione piuttosto che migliorarla. Decise quindi, di chiamare signor Chiarchiaro nel suo ufficio per convincerlo a ritirare la querela.
Quando però il querelante si presentò in ufficio, il giudice rimase senza parole. Il Signor Chiarchiaro aveva il tipico abbigliamento da iettatore ed egli stesso si definì come tale. Il giudice allibito, gli chiese come mai avesse denunciato i ragazzi se lui stesso riteneva di essere un portatore di sfortuna, ma alla domanda lecita ebbe una risposta ancora più assurda, anche se, giustificata. Dato che tutto il paese lo aveva etichettato secondo criteri a lui sconosciuti e nessuno voleva farlo lavorare o averlo nei dintorni, lui avrebbe cercato di sfruttare quest’ingiustizia a suo vantaggio, prendendo la patente da iettatore e guadagnandosi da vivere. Come aveva intenzione di fare? Semplice! Si sarebbe messo davanti alle industrie, vicino ai negozi e case da gioco, dove i proprietari per paura della sfortuna, lo avrebbero dovuto pagare per farlo andare via. Inoltre, avrebbe potuto anche riscattarsi dalla cattiveria gratuita con la quale avevano emarginato lui e la propria famiglia.
Il giudice, non poté accontentare la sua richiesta, in compenso però comprese tutte le ragioni di Chiarchiaro.
Il messaggio che Pirandello vorrebbe trasmettere attraverso la novella è che a causa dell’idea che gli altri si fanno di noi, molto spesso infondata, ci troviamo davanti a delle scelte: soffrire per la maschera che gli altri ci attribuiscono senza fare nulla al riguardo, oppure abbracciare la situazione, cercando di sfruttarla a proprio vantaggio. Cosa importante da non sottovalutare, è avere l’estrema accortezza di non confondere ciò che siamo realmente con il come vorremmo apparire. Questo è il compito più difficile, perché le maschere che siamo costretti a portare, alla fine si fondono con la nostra personalità e da lì, le crisi d’identità sempre più frequenti diventano inevitabili.
Comprendi la tua natura e dominala.
Capatina Natalia