Chi è stato il tuo insegnante più influente? Perché?

Il mio insegnante più influente è stato Luigi Pirandello. Grazie a lui, ho imparato a controllare i pregiudizi verso gli altri che s’insinuano quasi naturalmente nelle nostre menti e cercare di vedere oltre l’apparenza.

Brevi riflessioni

Ogni volta che mi viene l’ispirazione, colgo l’occasione e scrivo subito qualcosa che ritengo importante condividere, ad esempio un pensiero, un parere oppure riassunti di libri appena letti che lasciano un’impronta nella mia anima. Negli ultimi mesi ho rallentato, non perché non avessi nulla da dire e nemmeno perché mi mancasse l’ispirazione, bensì perché ho preferito aspettare e accertarmi che il pensiero fisso che mi accompagna da un po’ di tempo non sembrasse il famoso “pessimismo cosmico” di Leopardi.

Ahimè, il tempo è passato e il pensiero è rimasto immutato.

Di solito, cerco di essere positiva e analizzo le situazioni da diverse prospettive senza farmi coinvolgere emotivamente, tanto meno provare ansia. Stavolta non è affatto facile.

Mi chiedo ultimamente, dove siamo diretti e qual è esattamente la nostra meta? Conosciamo la destinazione almeno oppure camminiamo in massa seguendo chi ci sta davanti come fossimo privi di giudizio o personalità?

Io non so cosa pensate voi, ma io sono spaventata. Ho paura per i nostri figli che non riescano più a provare empatia verso il prossimo e che per quanto l’informazione sia accessibile a tutti, non siano in grado di filtrarla, di conseguenza rischiano di smarrirsi nella superficialità e nel menefreghismo. Ho paura delle guerre che non cessano mai di esistere, della fame di potere di alcuni e di una crisi globale che sia essa, esistenziale o economica, non ha poi tutta questa grande rilevanza, in quanto la gravità non può essere quantificabile al momento. So bene che sono argomenti delicati e allo stesso tempo sembrano lontani da noi, ma piano piano sento che stiamo perdendo il controllo delle nostre vite e ci stiamo persino abituando a non averlo. Non ho intenzione di scrivere tanto più di questo…sono certa che ce ne siamo accorti tutti dei cambiamenti che stiamo affrontando e come in tutte le cose, c’è chi la pensa come me, in maniera drammatica e chi semplicemente preferisce essere perennemente ottimista. Penso siano giuste entrambe le modalità di pensiero, purché comporti una presa di coscienza, cercando di fare qualsiasi cosa nel nostro piccolo per cambiare ciò che rimarrà in eredità ai nostri figli e nipoti.

“Il futuro inizia oggi, non domani.”

Capatina Natalia

La patente di Luigi Pirandello – Riassunto

La novella di Luigi Pirandello, inizia con il giudice D’Andrea immerso nei suoi pensieri riguardante una pratica ferma sulla scrivania ormai da una settimana per un caso alquanto bizzarro. Nonostante vantasse una certa bravura nel proprio lavoro e si ritenesse un uomo miticoloso e preciso, questa situazione lo lasciava a dir poco, perplesso.

Il Signor Chiarchiaro vide un giorno due ragazzi fare un gesto inappropriato e osceno nei suoi confronti con l’ovvia intenzione di proteggersi dalla fama da iettatore che la gente gli attribuiva. Lui, offeso e stanco ormai, decise di sporgere denuncia. Considerando che tutto il paese riteneva l’uomo in questione “il portatore di sfortuna”, il giudice era convinto che se avesse preso troppo sul serio il caso, avrebbe peggiorato la sua situazione piuttosto che migliorarla. Decise quindi, di chiamare signor Chiarchiaro nel suo ufficio per convincerlo a ritirare la querela.

Quando però il querelante si presentò in ufficio, il giudice rimase senza parole. Il Signor Chiarchiaro aveva il tipico abbigliamento da iettatore ed egli stesso si definì come tale. Il giudice allibito, gli chiese come mai avesse denunciato i ragazzi se lui stesso riteneva di essere un portatore di sfortuna, ma alla domanda lecita ebbe una risposta ancora più assurda, anche se, giustificata. Dato che tutto il paese lo aveva etichettato secondo criteri a lui sconosciuti e nessuno voleva farlo lavorare o averlo nei dintorni, lui avrebbe cercato di sfruttare quest’ingiustizia a suo vantaggio, prendendo la patente da iettatore e guadagnandosi da vivere. Come aveva intenzione di fare? Semplice! Si sarebbe messo davanti alle industrie, vicino ai negozi e case da gioco, dove i proprietari per paura della sfortuna, lo avrebbero dovuto pagare per farlo andare via. Inoltre, avrebbe potuto anche riscattarsi dalla cattiveria gratuita con la quale avevano emarginato lui e la propria famiglia.

Il giudice, non poté accontentare la sua richiesta, in compenso però comprese tutte le ragioni di Chiarchiaro.

Il messaggio che Pirandello vorrebbe trasmettere attraverso la novella è che a causa dell’idea che gli altri si fanno di noi, molto spesso infondata, ci troviamo davanti a delle scelte: soffrire per la maschera che gli altri ci attribuiscono senza fare nulla al riguardo, oppure abbracciare la situazione, cercando di sfruttarla a proprio vantaggio. Cosa importante da non sottovalutare, è avere l’estrema accortezza di non confondere ciò che siamo realmente con il come vorremmo apparire. Questo è il compito più difficile, perché le maschere che siamo costretti a portare, alla fine si fondono con la nostra personalità e da lì, le crisi d’identità sempre più frequenti diventano inevitabili.

Comprendi la tua natura e dominala.

Capatina Natalia

L’arrendevolezza

Già da un paio di anni, stiamo assistendo ad un totale cambiamento globale che nessuno sembra essere in grado di fermare ormai. Le nostre vite, le abitudini e i nostri modi di pensare hanno subito una metamorfosi dalla quale non vi è più ritorno.

A cavallo tra il 2019 e il 2020, siamo stati costretti a rimboccarci le maniche ed affrontare una nuova pandemia denominata COVID-19, della quale tutti erano terrorizzati, ma nessuno aveva idea di come proteggersi. Velocemente, come tutti già sappiamo, si era diffusa in tutto il mondo, creando panico, scompiglio, paura e diffidenza verso il prossimo. Non starò certo qui ad elencare cronologicamente gli avvenimenti, perché purtroppo, li conosciamo tutti, quello che invece vorrei fare, è descrivere l’accaduto dal punto di vista psicologico oppure ciò che abbiamo deliberatamente lasciato accadesse.

Sicuramente, ricordiamo gli applausi dal proprio terrazzo, gli striscioni attaccati con la scritta “andrà tutto bene” e la fiducia riposta totalmente nello stato senza quasi mettere in dubbio nulla. Questo ci ha portati a lasciare le nostre vite, insieme alla libertà di ogni singolo individuo nelle mani degli esperti che a parer nostro, ci avrebbero salvati. Noi avevamo un disperato bisogno di credere in qualcuno! Più passava il tempo però, più il ritorno alla normalità sembrava lontano, invece di uscirne vittoriosi, affondavamo nella stanchezza e nella disperazione ed è forse per questo motivo, che lo scetticismo aveva iniziato a ramificarsi nelle nostre menti.

Abbiamo smesso di sperare, di illuderci o di essere ottimisti, abbiamo cominciato a mettere in dubbio il sistema o qualsiasi informazione provenisse da lì, siamo arrivati ad accettare o addirittura preferire le teorie cospirazioniste che, nonostante abbiano alla base la segretezza, sembrerebbero paradossalmente dare più risposte rispetto a ciò che conosciamo come verità. Io credo che nonostante ci siano a disposizione mezzi di comunicazione e d’informazione all’avanguardia, non siamo più in grado di distinguere il vero dal falso e il bene dal male e siamo arrivati a sapere ancora meno di quando esistevano soltanto i libri. Tutto questo è terribilmente frustrante e insensato! Però tra vaccini, green pass e altri provvedimenti che siano stati utili o inutili, è ancora da scoprire, in lontananza uno spiraglio di luce e di speranza, iniziava ad intravedersi, ma poi…il 24 febbraio del 2022 è scoppiata anche la guerra in Ucraina.

Il significato di guerra sul dizionario indica la lotta armata fra stati o coalizioni per la risoluzione di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti conflitti di interessi ideologici ed economici, non ammessa dalla coscienza giuridica moderna. Il mio pensiero rimane fermo sulla seguente frase: “Veri o presunti conflitti di interessi ideologici ed economici” e mi chiedo: Ma davvero i soldati, le donne e i bambini devono morire per questi futili e presunti motivi? Davvero per una decisione presa da un gruppo di politici, le conseguenze sono pagate con il sangue degli innocenti? Personalmente, credo siano irrilevanti i casus belli, considerando la sofferenza che portano. In tutte le guerre il conflitto è stato provocato da una serie di eventi e circostanze, per poi arrivare ad un punto di non ritorno e di danni insanabili. Nemmeno qui, voglio soffermarmi sulle motivazioni dei due paesi in guerra, come non mi voglio soffermare sulla strategia dell’Occidente o degli Stati Uniti per risolvere questo fardello, non ne so abbastanza e credo non lo sappia nessuno, a parte “i fantastici direttori d’orchestra“. Quello che non riesco a capire, è la nostra arrendevolezza, sommata alla nostra accettazione verso l’avvenire, siamo fermi, inermi ad aspettare che il periodo “brutto” finisca, sperando che ciò che succede altrove, non si avvicini troppo a noi o che non ci tocchi proprio. Non sto suggerendo di armarci e partire, sono fermamente contraria alla guerra e disprezzo con ogni cellula qualunque tipo di conflitto, perfino tra le quattro mura di casa, ma osservare passivamente come tutto quello per cui hanno lottato i nostri antenati, tutto ciò che noi stessi abbiamo costruito con tanto sudore e fatica, venga spazzato via un po’ alla volta, mi da l’idea di avere un’esistenza inutile.

Noi siamo e valiamo più di una massa di imbambolati, non dobbiamo permettere di essere manipolati senza poterlo scegliere, non dobbiamo permettere di essere continuamente ingannati e tenuti all’oscuro dalle manovre politiche, dobbiamo far capire ai vertici delle piramidi che senza il nostro appoggio, loro sono delle nullità e devono rimanere tali. Ma la cosa più importante è preferire l’amore all’odio e la vita alla morte, indipendentemente da quali siano gli ordini da eseguire o da quale parte stiamo durante una guerra.

Capatina Natalia

Le affinità elettive di Goethe – Riassunto

L’autore inizia la storia, illustrando il sereno matrimonio di Edoardo e Carlotta e la vita tranquilla che conducono presso la loro tenuta. Dato che, da giovani li era stato impedito dalle proprie famiglie di vivere il loro amore, indotti a sposarsi per convenienza e costretti a separarsi, una volta rimasti vedovi entrambi, decidono di stare insieme. Tra di loro c’è intesa e affinità, infatti molti loro amici dichiarano di invidiare la loro riuscita unione. Un giorno Edoardo, dispiaciuto per le disgrazie del suo caro amico Il Capitano, decide di invitarlo a vivere temporaneamente al castello, offrendogli un lavoro, in qualità di architetto. Carlotta non è molto d’accordo, perché ha paura di scombussolare i loro equilibri, ma visto che al collegio, sua nipote Ottilia, che ama come una figlia, non si riesce ad adattare e i suoi risultati non sono dei migliori, decide di portare anche lei al castello.

All’inizio, i due uomini passano insieme tanto tempo e si dedicano all’architettura e le donne invece gestiscono il castello e il parco. Pian piano però, Carlotta inizia a passare più tempo con Il Capitano e Ottilia con Edoardo e senza accorgersene, le affinità caratteriali iniziano ad emergere e i due coniugi si rendono conto di essersi innamorati degli amici con i quali passano il loro tempo molto volentieri.

Da qui, iniziano a manifestarsi i diversi problemi della coppia e anche le differenze di temperamento dei coniugi. Edoardo, si dichiara ad Ottilia mettendo tutto a rischio per il suo amore folle ed irrazionale, invece Il Capitano e Carlotta, di carattere più pragmatico e fermo, anche dopo che si scambiano un bacio illegittimo, decidono di non proseguire oltre, soffocando così i loro sentimenti. Quando Edoardo decide di mandare tutto in frantumi e sposare Ottilia, spingendo sua moglie verso il suo amato, lei gli annuncia di essere incinta. Il marito distrutto dalla notizia e rimasto solo con i propri sogni infranti, decide di partire insieme al Capitano in guerra, mettendo a repentaglio la sua vita, piuttosto che vivere senza il suo amore, ma promette alla moglie che farà tutto il possibile per non cercare la sua innamorata ad una sola condizione: Ottilia deve rimanere al castello sotto la protezione di Carlotta e soltanto in questo modo, lui la lascerà andare, nel caso in cui sua moglie però violasse il patto, lui tornerebbe per sposare Ottilia.

Passato più di un anno, Edoardo, conclude che il destino lo ha salvato dalla morte per dargli la possibilità di sposare la sua metà e che la sua vita non ha alcun senso senza di lei. Manda dunque, Il Capitano, ormai diventato Maggiore di persuadere Carlotta a firmargli il divorzio e di unirsi a lui visto che si amano ancora. Nel frattempo, al castello il figlio che Carlotta portava in grembo era già nato e Ottilia lo stava portando a passeggio. Edoardo impaziente di aspettare le notizie del Maggiore, va avanti e indietro per il parco dove incontra Ottilia. Dopo un lungo abbraccio, le confessa il suo piano e lei emozionata decide di tornare al castello, ma avvertendolo che sarà fatta soltanto la volontà di Carlotta, dato che entrambi le devono tanto. Al suo ritorno Ottilia deve prendere una barca che accidentalmente, si ribalta e il bambino annega, nonostante gli inutili tentativi di rianimarlo. Lei, per senso di colpa nei confronti di Edoardo e Carlotta, promette a sé stessa che non starà mai insieme all’amore della sua vita e cerca di andare via dal castello. Lui non perde la speranza, le va incontro nell’albergo dove alloggia. In quel momento Ottilia, si rende conto che non riuscirà mai a rinunciare a lui perché l’istinto e l’amore sono più forti della sua personalità, perciò decide di restare muta per sempre. Concede loro comunque, la sua permanenza al castello e per un breve periodo passano tutti il tempo insieme, illudendosi della possibilità di vivere felici, ma il piano di Ottilia è un altro. L’unica soluzione per espiare la colpa secondo il suo punto di vista, è lasciarsi morire di fame, in modo da non andare contro la propria promessa e convinta che tutte le disgrazie, le erano accadute soltanto per aver desiderato un uomo sposato.

Prima di morire, strappa la promessa ad Edoardo di continuare a vivere e lui, nonostante trovi la propria esistenza inutile, prova a mantenerla, ma un giorno probabilmente per un infarto, viene trovato morto nella sua stanza con alcuni oggetti appartenenti ad Ottilia appoggiati sul comodino.

Carlotta, ormai insieme al Maggiore, decide di onorare l’amore dei due defunti, disponendo di seppellirli uno accanto all’altra con la speranza che un giorno si risveglino insieme.

Capatina Natalia