La maschera di Pirandello

Cosa significa essere sé stessi?

Analizzando, essere sé stessi, equivale ad avere un rispetto tale per la propria persona, da non costringere la coscienza ad emergere attraverso sensi di colpa e malesseri interiori, causando confusione sulla vera identità, sull’autentico e il falso e su ciò che eticamente, dovrebbe essere giusto o sbagliato. In primo luogo, potremmo racchiudere questi dubbi in un solo ragionamento, siamo tutti unici e singolari. Tutto quello che osserviamo, comprendiamo o sentiamo, è strettamente collegato alla nostra natura, alle nostre esperienze e da come viene percepito il mondo circostante. Perfino lo stesso trauma, se vissuto unitamente, creerebbe emozioni e conseguenze diverse in ognuno di noi.

Luigi Pirandello sosteneva che l’umanità, vive perennemente su un palcoscenico. Questo significa che, ogni individuo indossa quotidianamente una o più maschere, “simbolo della spersonalizzazione e frantumazione dell’Io in identità molteplici”, per adattarsi al contesto o alla situazione sociale nella quale si trova. Ci sono innumerevoli motivi per i quali ci sentiamo costretti a servirci di una maschera: la mancata accettazione dell’Io, la diffidenza verso gli altri per paura di essere screditati o respinti, il terrore costante dei pregiudizi altrui e tanti altri. La società, lentamente, ha imposto dei parametri di “normalità” , stabilendo dei limiti, in modo da “addomesticare” l’uomo di vivere insieme nella collettività.  La storia insegna che la massa non è mai stata in grado di autogestirsi, perciò necessita della guida di un leader, irrilevante se ideali giusti o sbagliati, basta che siano gli stessi. Tuttavia, lo sfortunato che detiene una forte personalità, un rapporto sincero con sé stesso e sceglie semplicemente di non seguire, rischia di diventare un nemico pubblico, in quanto la sua visione di adattamento potrebbe non essere conforme agli standard impostati con chi sa quali criteri di valutazione e sarebbe auspicabile allontanarlo ed escluderlo, perché diverso o addirittura, pazzo, di conseguenza, pericoloso.

Secondo il dizionario, il termine normale significa carattere o condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale, casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica di un individuo, sia a manifestazioni e avvenimenti del mondo fisico, sia a situazioni politiche e sociali. Riassumendo, un uomo, può essere parte integrante della società, fino a quando resta nei limiti prestabiliti, consapevole di ciò che deve fare, ciò che dev’ essere e se non rientra nei parametri, viene etichettato diverso e anormale.

A questo punto, la necessità di indossare una o più maschere diventa lecito ed inevitabile. Come potremmo mai amarci e pretendere dagli altri di essere accettati, quando noi stessi non lo facciamo fino in fondo? Come potremmo avere rispetto per il nostro Io, quando non sappiamo qual è la nostra vera identità. Scendiamo a compromessi tutti i giorni, per paura di essere esclusi e per un bisogno vitale ormai impiantato nel nostro DNA di far parte di un insieme, di una comunità. Il termine insieme, non è un’aspirazione astratta, l’unione dovrebbe essere il nostro punto di forza, di supporto a vicenda, ma questo significherebbe essere capaci di non denigrare il diverso. Difficile! Uno degli errori commessi della società con impatto devastante, è stato quello di trasmettere alla popolazione, sotto forma di meritocrazia, la competitività come mezzo per raggiungere gli obiettivi prefissati, come se soltanto in questo modo, noi riuscissimo ad alimentare l’autostima e il rispetto per noi stessi. Ciò che non si è mai insediata nella nostra mente è la cooperazione. Se scegliessimo di cooperare, invece di competere, non avremmo bisogno di un leader, trasmetteremmo ai nostri figli i valori più importanti, come amare sé stessi e il prossimo, le generazioni future non avrebbero drammi inconsci da risolvere perché darebbero priorità all’essere e non all’apparire e soprattutto, saremmo decisamente più rispettosi e tolleranti nei confronti di qualsiasi forma di vita.

“Ogni giorno, quello che scegli,quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.” (Eraclito)

Capatina Natalia

4 pensieri su “La maschera di Pirandello

  1. Questa riflessione è molto interessante, quanto è faticoso essere se stessi in questa società odierna!!! A quanti compromessi bisogna sottostare. Fermarsi e capire il concetto che tu hai esposto ti porta ad avere una migliore consapevolezza di chi sei senza maschere aggiuntive. Dovrebbero leggerlo in tanti e riflettere ciao

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a Roberto Cancella risposta